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Un articolo di Stefano Vietina sul trimestrale di sociopolitica e cultura  "Altro&Oltre". L'occhiale cresce e si allontana sempre più da Belluno; chi vince e chi perde in una partita globalizzata 
 

Le grandi manovre nel mondo dell'occhiale, che hanno caratterizzato l'inizio dell'anno, hanno spiazzato il mercato ed impongono qualche riflessione. Ancora più attenta proprio nella  provincia di Belluno, che dell'occhiale, in buona parte, vive, ma che vede allontanarsi progressivamente i centri decisionali, in nome di una globalizzazione sempre più spinta e di un business ormai miliardario (in euro). E quando tutto si deciderà altrove, a Belluno resterà forse solo la mano d'opera, facilmente sostituibile, peraltro, da chiunque altro abbia voglia di lavorare di più e sia disposto a guadagnare di meno...

Ma torniamo ai fatti. Ha giocato la prima mossa il cavalier Leonardo Del Vecchio, classe 1935, che non solo ha ripreso in mano le redini della sua Luxottica, azienda da 9 miliardi di euro di fatturato, ma (dicono i bene informati) ha ricominciato a dire la sua anche sulle singole collezioni.

 

Occupandosi, come doveroso, dei massimi sistemi, ha deciso di sigillare, con la sua riconosciuta lungimiranza, l'accordo con la Essilor, società francese leader nella produzione delle lenti. Poi ha proseguito, a stretto giro di posta, la Marcolin, annunciando un accordo strategico con Lvmh per dar vita ad una nuova società che vedrà come primo azionista quest'ultima, con il 51% del capitale, mentre il restante 49% sarà in capo a Marcolin. Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton SE, più conosciuta semplicemente come Lvmh, è una società con sede a Parigi ed è proprietaria di numerose aziende di alta moda, come Bulgari, Fendi, Givenchy, Kenzo, Loro Piana e Louis Vitton; di orologi come TAG Heuer; di alcolici come Moet&Chandon; di cosmesi come Sephora e di editoria con Les Echos e Le Parigine. Stiamo vivendo una nuova tappa, dunque, nella rivoluzione dell’occhialeria con la decisione di Lvmh di provvedere in proprio e non più attraverso la cessione delle licenze alla produzione di occhiali con i propri marchi, a partire da Céline.

La mossa di Leonardo Del Vecchio

Leonardo Del Vecchio ha giocato d'anticipo la sua carta e lo ha fatto da una posizione di forza che si è saputo conquistare con molta determinazione ed altrettante qualità, anche umane, che tutti gli riconoscono. E ora? Se Luxottica già ieri, nel microcosmo dell'occhialeria, faceva parte di un altro pianeta, oggi si è ancor più allontanata dalla terra e veleggia, irraggiungibile, nella galassia. Nessun'altra azienda del settore le può essere lontanamente paragonata: né quelle familiari che esordirono grosso modo nello stesso periodo ed hanno saputo conquistare un loro spazio, ma non sembrano avere altrettanta chiarezza sul loro futuro; né quelle pian piano cadute in mano ai fondi di private equity, più abituati a ragionare sui tabulati fitti di numeri della finanza che non sulla quotidiana realtà della fabbrica. Nel mercato dell'occhiale, insomma, tutti sanno di essere satelliti al cospetto del sole (leggi Luxottica), che può decidere se scaldarli o bruciarli. E qui siamo solo nell'ambito di chi produce occhiali. Altra grande incognita riguarda, infatti, il mondo dei produttori di lenti e quello degli ottici. Che fine faranno i primi? E che impatto avrà questa operazione su chi è a contatto con l'utente finale?

Vince la logistica

Anche nel mondo dell'occhiale, in un mercato globalizzato, la logistica vince sul prodotto. Inutile avere un ottimo occhiale, se non sai come farlo arrivare al pubblico. Non è un caso se il grande successo di Luxottica deriva dalla decisione lungimirante di acquistare e gestire direttamente grandi catene di negozi in tutto il mondo. Domani i negozi di Luxottica potranno proporre un “pacchetto” montature-lenti proveniente da un unico produttore, a prezzi molto più convenienti di altri e con margini finora inimmaginabili. Una sorta di “monopolio” del mercato, che forse potrà avere qualche beneficio sul cliente finale, probabilmente molto meno sugli altri produttori (di occhiali e di lenti) e sul punto vendita, che vedrà contrarsi i suoi margini. Di certo i maggiori benefici saranno per il nuovo colosso dell'occhiale, in grado, come sostiene qualcuno, di produrre una montatura a 50 euro e di venderla, adeguatamente firmata, a 500; o di produrre lenti a 15 euro e venderle a 200! Ma questo “monopolio” che impatto avrà sulla ricerca e sull'innovazione, che sono frutto della concorrenza?

Chi vince e chi perde

L'accordo fra Marcolin e Lvmh, d'altra parte, non ha mancato di avere effetti immediati sul mercato. Se infatti l’obiettivo dichiarato dell’operazione è quello che la nuova società diventi «il partner preferenziale di Lvmh nel business dell’occhialeria», questo naturalmente avrà delle ricadute per le società che al momento detengono la licenza di brand targati Lvmh. Prima fra tutte Safilo: il mercato infatti, come ricordava il Sole 24 Ore a ridosso dell'annuncio dell'operazione, ha visto l’ipotesi come un fattore di incertezza per il futuro di Safilo, che secondo alcuni esperti realizza quasi un terzo del proprio fatturato grazie alle licenze di brand Lvmh come Dior, Marc Jacobs e Givenchy. Il titolo Safilo a Piazza Affari ha dunque sofferto da subito e l’amministratore delegato Luisa Delgado, si trova ora al bivio: con Luxottica maritata con il colosso Essilor e Marcolin nell’orbita della galassia Lvmh, Safilo dovrà trovare una sua nuova collocazione nel mercato per non essere schiacciata sul fronte dei ricavi e quindi della redditività.

C'è chi dice che...

Non è un caso, dunque, se di fronte a queste due operazioni i primi commenti di concorrenti, associazioni di categoria, ottici, hanno fatto trasparire tanta reticenza, al di là dei complimenti di prammatica. Tutti sono consapevoli che nel futuro prossimo venturo nulla potrà essere mai più come prima. Tutti sono rimasti attoniti, salvo poi a freddo cominciare a tirare qualche somma:

  • Del Vecchio mira ad avere un'azienda globale e sostanzialmente autosufficiente, in grado non solo di produrre tutto l'occhiale, ma anche di imporlo sul mercato sia attraverso le sue catene di negozi di ottica, assorbendo quindi in proprio il margine (da 6 a X volte del costo di lavorazione) che viene generato dall'aspetto commerciale.
  • E' questa una tendenza che si rafforza ulteriormente con l'accordo con Essilor, giungendo a poter imporre sulle proprie montature le proprie lenti.
  • Questo avrà una ricaduta decisa sui negozi italiani privati, che fino ad oggi hanno potuto contare su una sorta di “occhio di riguardo” da parte di Luxottica; la concorrenza da oggi si farà sempre più aspra anche per loro. Qualcuno dovrà accontentarsi di diventare un semplice “scaffale” di Luxottica, accettando gli occhiali dell'azienda di Agordo alle sue condizioni?
  • Le grandi firme della moda fino ad oggi avevano accettato di affidare la loro griffe alle aziende produttrici di occhiali, ricevendone royalties nell'ordine, in media, del 15%; ma adesso hanno deciso di non accontentarsi più delle briciole, perché è ovviamente più remunerativo comprare un'azienda di occhiali e produrseli in proprio, lucrando su margini incommensurabilmente maggiori. Ed entrano in gioco colossi della moda che fatturano, come Lvmh, 37,6 miliardi di euro all'anno, decisamente più grandi anche del più grande produttore di occhiali (Luxottica: 9 miliardi di euro)...
  • Ai piccoli produttori non resta che una strada: attestarsi su nicchie di mercato, puntare sulla qualità, sull'innovazione tecnologica e sul design. Diventare un punto di riferimento, come sostiene qualcuno, per quanti vogliono staccarsi dalle produzioni impersonali delle multinazionali.

 Ci sarà ancora spazio, dunque, per le piccole realtà, soprattutto bellunesi, che vogliono cimentarsi in questo settore? Oppure le multinazionali faranno cappotto? La sfida è questa, i prossimi mesi ci daranno una risposta. Di certo il 2017 per l'occhialeria segna un punto di non ritorno.