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Una serata al Miramonti Majestic Grand Hotel di Cortina (foto) per parlare di una parte importante della nostra attività. Nell'ambito della rassegna culturale "CortinaTerzoMillennio", ideata e curata dalla giornalista Rosanna Raffaelli Ghedina, il 6 agosto Annalisa De Bernardin di Arco - strategie di comunicazione, insieme all'editorialista dei Gruppo Espresso Francesco Jori, illustra infatti le caratteristiche della professione di ghostwriter a partire dal suo ultimo lavoro, la biografia del capitano d'industria Nicola Amenduni, presidente delle Acciaierie Valbruna di Vicenza, con il quale ha recentemente pubblicato "Olio, acciaio e... fantasia".

Professione Ghost writer, ovvero?

Letteralmente “scrittore fantasma”, e cioè, secondo la Treccani: “chi, dietro compenso, scrive discorsi, articoli, interviste per conto di altra persona”. Insomma un “prezzolato” verrebbe da dire, ma la realtà è ben diversa, perché l’obiettivo è quello di far parlare in prima persona colui (o colei) che non ha il tempo o le competenze pratiche e la predisposizione per farlo da sé, ma senza alterarne la realtà, anzi, cercando se possibile di “renderne” l’autenticità.

Si può avere soddisfazione anche a scrivere libri per altri? A non vedere la propria firma sulla copertina di un volume a cui si è dedicato tanto tempo? Annalisa De Bernardin dice sì. Cadorina, giornalista pubblicista, ma anche frescante allieva di Vico Calabrò, sposata e madre di due figli, di questo tipo di scrittura ne ha fatto una professione. Ne parlerà domenica 6 agosto alle ore 18,00 al Miramonti a Cortina, intervistata dall'editorialista del Gruppo Espresso Francesco Jori, nel corso degli incontri organizzati da Rosanna Raffaelli Ghedina per Cortina Terzo Millennio. Al centro dell'incontro la presentazione del suo ultimo libro, “Olio, acciaio e... fantasia”, scritto con e per conto di Nicola Amenduni, uno dei più importanti imprenditori italiani.

Come è nato questo libro?

“Il protagonista è un signore di 99 anni, testimone vivente di vicende drammatiche come la guerra ed entusiasmanti come la ricostruzione, imprenditore di oleifici di origini pugliesi che è ripartito da zero più volte e dagli Anni ‘50 è al timone di una multinazionale dell’acciaio di Vicenza. Da cui il titolo “Olio, acciaio e… fantasia”, perché ne ha viste tante nella sua lunga vita e si è divertito a raccontare decine di aneddoti. Gli scrissi una lettera nel 2004, mi telefonò cinque anni dopo, cominciammo a lavorare al libro e ne stampammo solo 5 copie, una per ciascuno dei suoi figli. Siamo rimasti in contatto e l’anno scorso mi chiese di aggiornare il libro, pubblicarlo e metterlo in vendita devolvendo il ricavato alla Fondazione San Bortolo di Vicenza, con finalità benefiche”.

Professione ghost writer, ovvero?

“Letteralmente 'scrittore fantasma', secondo la Treccani: “chi, dietro compenso, scrive discorsi, articoli, interviste per conto di altra persona”. Insomma un 'prezzolato' verrebbe da dire, ma la realtà è ben diversa, perché l’obiettivo è quello di far parlare in prima persona colui (o colei) che non ha il tempo o le competenze pratiche e la predisposizione per farlo da sé, ma senza alterarne la realtà, anzi, cercando se possibile di renderne tutta l’autenticità.”

Come è nata questa attività?

“Di base bisogna avere dimestichezza e passione per la scrittura. Poi capacità di ascolto, di entrare in relazione, di fare ricerca anche storica. Io ho scritto sempre per passione, ho collaborato a lungo con il Gazzettino a Padova, quando direttore era Giorgio Lago, poi dopo aver avuto due figli mi sono trovata a cercare un nuovo lavoro e, inviando lettere e curriculum a tante aziende e documentandomi su di esse, mi sono ritrovata a considerare che grande ricchezza di storie personali e imprenditoriali si celasse dietro ad ognuna di quelle imprese. Ed allora ho proposto di ricostruirne la storia”.

Chi si fa scrivere un libro?

“Nella mia esperienza, si tratta soprattutto di imprenditori: gli stessi fondatori che, magari in vista di un passaggio generazionale, desiderano ricapitolare la propria esperienza a favore dei discendenti; in altri casi sono invece i figli o nipoti del fondatore che desiderano recuperare un patrimonio di memoria che rischia di svanire con il tempo. Ma ho avuto come committenti anche uomini e donne che volevano semplicemente rendere omaggio ad una persona cara, magari scomparsa, con il racconto della loro vita insieme”.

Quanti libri ha scritto?

Dal 1999 ad oggi sono 14.

Qualche nome?

“Gli imprenditori Roberto Zanella (titolare radio Birikina, Bellla&Monella, Marilù, Piterpan, RadioSorriso, Gelosa), Angelo Gabrielli (fondatore Siderurgica Gabrielli), Ennio Arengi (Fidia Farmaceutici), Giancarlo de’ Stefani (fondatore Gruppo Findest), Galdino Beltramello (fondatore Gabel, bastoncini da sci e trekking); Sante Bolzonaro (fondatore calzaturificio Carmens), Alessandro Peruch (fondatore Peruch Boutique Hotels), Nicola Amenduni (Acciaierie Valbruna), ma anche ad esempio il volume di memorie familiari della signora Wally Genova Bianco Mengotti, originaria di Pieve di Cadore, discendente degli Herion di Venezia e dei Mengotti di Vicenza”.

Storie normali o storie eccezionali?

“Non esistono storie normali, ogni storia è unica. Per questo val la pena raccontarla: è una scintilla nell’infinito, che si può far brillare per sempre”.